Per secoli, la pittura è stata indissolubilmente legata alla matericità della tela, al profumo dei pigmenti e alla manualità che il pennello trasmetteva su superfici fisiche. Le tecniche tradizionali come la tempera e l’olio hanno dato vita a capolavori senza tempo, ma anche imposto limiti espressivi e limiti legati alla conservazione e alla diffusione. A partire dal secondo Novecento, con lo sviluppo della fotografia e dei mezzi di stampa tipografica e litografica, iniziano le prime sperimentazioni grafiche che aprono al concetto di multipli d'arte, che non sono né copie, né repliche. Il vero punto di svolta avviene però con l’avvento del pennello digitale, in grado di offrire all'artista contemporaneo infinite varianti di texture e colori. La pittura in digitale è la base di un nuovo linguaggio visivo, capace di aprire nuovi orizzonti alla creatività degli artisti. Tra i vantaggi espressivi più evidenti ci sono la possibilità di lavorare per livelli (layers), di annullare o modificare i tratti senza compromettere l’opera e di gestire luci, colori e forme con una sensibilità prima impensabile. Con pennello e tablet l'artista non è più vincolato ai costi e ai tempi dei materiali fisici, né all’ingombro dello spazio e gli è consentita una sperimentazione continua, come è già avvenuto per la fotografia e per il cinema, alleggerite dei tempi, dei costi e dei vincoli delle pellicole. Un aspetto cruciale per i collezionisti e gli appassionati d'arte è la possibilità di possedere multipli d'arte perfettamente identici all’originale. A differenza delle riproduzioni fotografiche di dipinti a olio o a tempera — che inevitabilmente perdono parte della profondità materica e cromatica — un file digitale conserva intatta la qualità originale. Questo consente ai collezionisti d'oggi di avere edizioni numerate, assolutamente autentiche in tutto e per tutto alla prima opera creata dall'artista sul suo tablet, con matita o col pennello.